Il sacrificio del falcone nella IX novella della V giornata del Decameron di Giovanni Boccaccio (Monographie)

Nuove considerazioni


Allgemeine Angaben

Autor(en)

Cristina Bermond

Verlag
Valentia
Stadt
Frankfurt am Main
Stadt der Hochschule
Bremen
Publikationsdatum
2016
Abgabedatum
2009
Auflage
1
Reihe
Bibliotheca Romanica et Latina, Band 20
ISBN
978-3-936132-41-0 ( im KVK suchen )
Thematik nach Sprachen
Französisch, Italienisch
Disziplin(en)
Literaturwissenschaft
Schlagwörter
Giovanni Boccaccio, Būstān, Sa‘dī, Hatim at-Taï, Guillaume au Faucon, Fabliaux, Gesta Romanorum, Ovid, De amore libri tres, Andreas Cappellanus, Motivforschung, Falkennovelle

Betreuer

Axel Schönberger


Exposé

Conclusioni generali

Alla luce dei racconti analizzati nel presente studio possiamo osservare come la novella di Federigo si confronti con due nuclei tematici simili, ma di segno opposto.
Da una parte, di segno positivo, è l’ospitalità data da Bauci e Filemone agli dei e la volontà di sacrificare loro l’amata oca, stesso segno che si riscontra nel sacrificio del cavallo di Hatim at-Taï. Dall’altra parte, invece, con valenza negativa, sono i racconti medievali, rispettivamente dei Gesta Romanorum e dei Fabliaux, essendo il primo un dono sub condicione con uccisione vendicativa finale, il secondo una burla.
Si nota, quindi, come i racconti positivi siano pertinenti ad un contesto di ospitalità, verso gli dei o i viandanti, mentre quelli di segno negativo dell’occidente medievale si mettono in relazione ad un contesto amoroso, ridicolizzato e distorto, ove non vi è nessuna idea di sacrificio: anzi, essa sembra esserci, proiettata e capovolta, come satira del dono. Il dono del falco nella letteratura medievale ha carattere burlesco.
In questo contesto si inserisce Boccaccio. Ma proprio lui, il cui Decameron non risparmia scherzi e beffe ad alcuno, si discosta dalla tradizione occidentale negativa a lui coeva, inserendosi, invece, nella tradizione positiva del sacrificio. Come modello poteva avere il racconto di Ovidio o di Sa‘dī, ma è difficile dire se in occidente non girassero anche delle versioni positive, di doni autentici di falchi donati per amore. Proprio il carattere di satira del fabliau, come quello dei Gesta, lascia supporre che il pubblico fosse a conoscenza di una versione positiva di dono, humus culturale implicito con cui si relaziona la satira.
Boccaccio recupera una tradizione di segno positivo, rappresentando, in linea con Ovidio e con Sa‘dī, un dono che desta meraviglia, perché sacrificio offerto in circostanze estreme. Un dono tanto raro, prezioso e caro non era comprensibile, infatti, nell’ambito della morale medievale comune; donare le proprie ultime sostanze era altresì riprovato nel De Amore di Andrea Cappellano, che Boccaccio, come si è visto, probabilmente conosceva.
Ma come giustifica egli, allora, il dono di un bene tanto prezioso? Egli attinge alla tradizione latina e araba: si può uccidere per ospitalità.
Quanto in Hatim at-Taï è aneddoto di ospitalità esemplare, si intesse in Federigo su un ordito nuovo: l’amore cortese. Questo amore che Federigo ha pazientemente coltivato per una vita e che lo ha ridotto alla povertà in contado, non lo ferma di fronte al suo buon falcone. Se nel gesto di sacrificare il cavallo Hatim at-Taï non presenta alcuna titubanza, anzi ordina di «uccidere un cavallo», maggiormente descrittivi, pur sempre nell’essenzialità del tono, sono il racconto di Ovidio, con lo stanco inseguimento dei due vecchi per prendere la povera oca, e quello di Federigo che, andando su e giù per trovare di che cibare la sua ospite, giunge per caso alla vista del suo «buon falcone».
Il nucleo della novella, il sacrificio del falco, è un gesto di nobiltà, che è lo stesso di Hatim at-Taï. La forza espressiva di questo gesto, di per sé generoso ma anche disperato, va al di là delle intenzioni di chi ne è attore e giunge, inaspettatamente, a toccare il cuore di monna Giovanna.
La considerazione che ella dedica a Federigo da questo momento in poi è profondamente consono all’appello rivolto alle donne da Fiammetta all’inizio della novella, a essere «donatrici» dei loro «guiderdoni», ovvero delle loro grazie, cui conseguono matrimonio e dote.
La novella di Federigo non è soltanto, come già rilevato da Momigliano e da Branca, lo specchio della nuova società fiorentina che cambia e si afferma come borghese. Essa esprime l’appello di Boccaccio a una controrivoluzione sociale, anti-borghese. Mentre la borghesia si sta comprando le cariche nobiliari, Boccaccio istiga le donne a non guardare più ai blasoni, ormai appannaggio di una nuova classe, ma alla nobiltà perduta rimasta visibile solo nell’animo. Federigo rappresenta storicamente l’antico nobile che la borghesia fiorentina ha tagliato fuori e che Boccaccio cerca di risollevare volgendo questo accorato appello alle donne, augurandosi che esse possano uscire dalla logica maschilista del potere e della ricchezza e scalzarla con una coraggiosa scelta di autonomia in nome della nobiltà d’animo. Questa novella non rispecchia, come è sempre stato detto, uno status quo sociale, la borghesia che ascende e la nobiltà che discende, ma il fervido desiderio di un’inversione di rotta. Boccaccio rema controcorrente e in questa fatica chiede l’aiuto alle donne. Varrebbe da sé questa sola novella ad alleviare almeno un po’ il marchio di misoginia che grava a tutt’oggi sull’autore. E alle donne egli addita la forza d’animo che richiede la coraggiosa decisione di monna Giovanna.
A differenza della maggior parte della critica, fra gli altri Russo, riteniamo che monna Giovanna sia una figura da rivalutare. Non è una donna scialba, senza capacità di amare, ma una donna coraggiosa che si oppone alla morale comune della convenienza sociale rappresentata dai suoi fratelli. Ella decide, avendo tutti contro, di aiutare Federigo nello stato di bisogno, privato della gloria di giostre e blasoni. Ella guarda all’animo.
L’ospitalità, come un filo rosso, unisce i racconti di Ovidio, Sa‘dī e Boccaccio: senza rimpianto viene data una parte del proprio, anzi, la migliore, all’altro. È la perfetta antitesi di quanto è istintivo dell’elemento animale: segnare il territorio e con esso la proprietà ed aggredire nel momento in cui viene violato il confine. Forse proprio perché l’ospitalità si oppone all’istinto animale, peraltro mai del tutto sopito nell’uomo, essa viene vista in molte culture come un gesto che ha del divino, trascendendo l’istintualità umana; è quanto avviene nei racconti orientali del Pañcàtantra e del Mahabharata, in cui a sacrificarsi è il dio stesso, interessante indagine che potrà essere chiarita dallo storico delle religioni. Nel racconto di Ovidio, a differenza dei racconti orientali, il divino non è colui che ospita, ma sono gli ospitati, i quali sapranno innalzare al loro livello divino gli ospiti generosi. Anche in Hatim at-Taï il cavallo viene ucciso in nome della tradizione della famiglia beduina dei Taï a considerare sacro l’ospite che si presenta sulla soglia della tenda. In Federigo il pasto ospitale si arricchisce di un nuovo significato, forse meno sacro, ma altrettanto cruento; insieme all’ospite è onorata, anzitutto, la non riamante amata. Il sacrificio è un servitium amoris.
Se Federigo con questo sacrificio è andato contro la logica della convenienza economica, dettata dal buon senso comune, monna Giovanna è andata contro la logica della convenienza sociale imposta dalla famiglia. A Fiesole, mentre a Firenze dilaga la peste, la brigata di giovani istituisce una nuova moralità che riconosce anzitutto la forza propulsiva dell’amore, il giusto ardire nel mantenerlo al di là di tutti gli impedimenti, la capacità di soffrire per trattenerlo. Tutte queste difficoltà, nobilmente sopportate dall’esponente dell’antica nobiltà fiorentina, sono finalmente riscattate dalla saggezza di una donna e dal coraggio con cui riesce a farsi valere. Sembra che sia desiderio di Boccaccio che nascano un uomo e una donna nuovi.

Inhalt

Indice

0 Introduzione: 11

0.1 Ricezione e fortuna letteraria: 11

0.2 Storia della critica e status quaestionis: 12

0.3 Conclusioni: 18

0.4 Intento e prospettive di studio: 19

Prima Parte

1 La novella di Federigo degli Alberighi: analisi storico-letteraria: 21

1.1 La novella nel contesto letterario: 23

1.1.1 La novella nel contesto del Decameron: 23

1.1.2 La novella nel contesto della IV e V giornata: 27

1.1.3 Conclusioni: 30

1.2 La novella: introduzione: 33

1.2.1 Intenti e metodo: 33

1.2.2 La fonte della novella: Coppo di Borghese Domenichi: 34

1.2.3 L’utile consiglio della regina: 35

1.2.4 Contesto e argomento del racconto: 37

1.3 Federigo degli Alberghi: 38

1.3.1 La famiglia degli Alberghi: 38

1.3.2 Federigo: nobile e cavaliere: 39

1.3.3 Combattimenti cavallereschi e loro esibizione: tornei, giostre e armeggerie: 40

1.3.3.1 Sviluppo della cavalleria: da vantaggiosa professione a nobile élite: 40

1.3.3.2 Origine dei tornei: un nuovo metodo di combattimento: 43

1.3.3.3 I tornei: 44

1.3.3.4 Le giostre: 46

1.3.3.5 Le armeggerie: 48

1.3.3.6 Cavalieri, giostre e dame: una risposta alla povertà dopo il 1000: 48

1.3.3.7 Conclusioni: 50

1.4 Monna Giovanna: 52

1.4.1 Il rifiuto di monna Giovanna: 52

1.4.2 L’onestà di monna Giovanna: una congettura: 53

1.4.2.1. Il De Amore di Andrea Cappellano: considerazioni storiche: 53

1.4.2.2 «_Ut amor_ […] omnibus reservetur occultus»: la segretezza di amore nell’opera di Andrea Cappellano: 56

1.4.2.3 Ipotesi e conclusioni: 59

1.5 La caduta di Federigo: 61

1.5.1 Federigo e la povertà: 61

1.5.2 La responsabilità di Federigo: 63

1.5.3 Federigo in povertà: 64

1.5.3.1 Sviluppo del Comune e declino economico dell’aristocrazia: 65

1.5.4 Conclusioni: 70

1.5.5 Federigo in contado: 71

1.5.5.1 Storia della falconeria: sua origine e diffusione: 76

1.5.5.2 La caccia con il falcone: 78

1.5.6 Conclusioni: 80

1.6 Il desiderio inappagato: infermità del bambino e cruccio di monna Giovanna: 82

1.7 Monna Giovanna incontra Federigo: 84

1.8 Il sacrificio del falcone: 88

1.8.1 Il pasto di Federigo: 88

1.8.2 La richiesta di monna Giovanna: 93

1.8.3 Il pianto di Federigo: 94

1.9 La scelta di monna Giovanna: 96

1.9.1 Il matrimonio a Firenze: 97

1.9.2 Monna Giovanna e l’ideale della donna univira: 98

1.9.3 L’opposizione di monna Giovanna ai suoi fratelli: 99

1.10 Conclusioni: 101

1.11 La novella alla luce del De Amore di Andrea Cappellano: 104

1.11.1 Scoperta del manoscritto riccardiano 2317 e valutazioni sulla possibile conoscenza di Boccaccio del trattato di Andrea Cappellano: 104

1.11.2 Amore e prodigalità nel trattato di Andrea Cappellano: 106

1.11.3 Monna Giovanna, falsificatrix amoris?: 108

1.11.4 Federigo, incautus amator: 110

1.11.5 Conclusioni: amore e largitas: 112

Seconda Parte

2 Parallelismi classici: 115

2.1 Premessa: 117

2.2 Boccaccio e Ovidio: 118

2.2.1 Il pasto di Bauci e Filemone: 118

2.2.2 Conclusioni: 125

2.3 Il sacrificio a mensa: l’oca di Bauci e Filemone e il falco di Federigo: 127Terza Parte

3 Il confronto con la letteratura medievale: 131

3.1 Premessa: 133

3.2 Gesta Romanorum: 133

3.2.1 Gesta Romanorum: la raccolta: 133

3.2.2 Gesta Romanorum, cap. 84: 134

3.2.3 Elementi di comparazione: 137

3.3 I Fabliaux: 139

3.3.1 I Fabliaux: la raccolta: 139

3.3.2 Il problema delle origini: 140

3.3.3 Il pubblico: 141

3.3.4 Guillaume au Faucon: 143

3.3.5 Il falco-burla e il falco sacrificato: elementi di comparazione: 147

3.3.6 Conclusioni: 149

3.4 La leggenda di Hatim at-Taï: 151

3.4.1 Boccaccio e la questione orientale: lo status quaestionis: 151

3.4.2. Hatim at-Taï: un personaggio tra leggenda e realtà: 154

3.4.3 Hatim at-Taï nel racconto di Sa‘dī: 156

3.4.3.1 Biografia di Sa‘dī: una vita al servizio della conoscenza: 156

3.4.3.2 Hatim at-Taï nel racconto del Būstān: 157

3.4.3.2.1. Il Būstān: 157

3.4.3.2.2. L’aneddoto di Hatim at-Taï: 158

3.4.4. Cavallo e falcone: comparazione possibile?: 160

3.4.5 Hatim at-Taï e Federigo: 161

3.4.5.1 Thouvenin: ancora un problema di fonti: 162

3.4.5.2 Al di là delle fonti: le intenzioni degli autori: 163

3.4.6 Appendice conclusiva: 164

4 Conclusioni generali: 167

5 Bibliografia: 171

5.1 Nota bibliografica generale: 171

5.2 Letteratura primaria: 171

5.3 Letteratura secondaria: 173

5.4 Vocabolari / dizionari: 183


Anmerkungen

keine

Ersteller des Eintrags
Cristina Bermond
Erstellungsdatum
Montag, 20. März 2017, 10:05 Uhr
Letzte Änderung
Sonntag, 26. März 2017, 09:53 Uhr